commento di Maurizio Lo Faro
fonte Il Secolo XIX

La notizia

Questo matrimonio non s'ha da fare!

Suoceri antipatici? Niente nozze! Il vicario giudiziale: meglio conoscerli prima di sposarli...
Il Secolo XIX, domenica 17 febbraio 2002

Il commento

Per un matrimonio felice e duraturo, una ricetta semplice e antica: scegliersi bene i suoceri.

Detta così sembra una regola, un comandamento cui bisognerebbe adeguarsi pena il fallimento del rapporto di coppia: ancora una volta si intravvede il tentativo di riconoscere in qualcosa di esterno la difficoltà o l'impossibilità di mettersi in relazione con un'altra persona, come se si focalizzasse un obiettivo lontano e più rassicurante.

Il rischio può essere quello di tralasciare di pensare che una buona parte del fallimento di un'unione dipende principalmente dai due membri della coppia: ogni rapporto non si presenta statico come una fotografia ma è frutto della presa in carico delle responsabilità che ogni relazione comporta.
Se può essere vero che dei suoceri poco inclini a lasciare alla coppia il proprio spazio possano incrinare il rapporto è però altrettanto vero che sta ai coniugi stessi cercare di salvaguardare la propria autonomia.

Frequentemente la persona che decide di sposarsi non lascia davvero la sua famiglia d'origine, almeno in senso simbolico: rimane all'interno dell'individuo un prolungamento di quella famiglia, una fusione con essa, un'appendice che fa sì che egli resti una parte del padre o della madre. Su di lui vengono investite grosse aspettative narcisistiche come, per es., che riesca a raggiungere traguardi che ai genitori possono essere stati preclusi o che rimanga per sempre il ''bambino'' di qualche anno fa.

Se vediamo sempre più spesso figli che restano in famiglia fino a 30, 40 anni e più forse una causa può derivare dal fatto che un distacco autentico, una crescita, un'autonomia vera sarebbe vissuta da ambo le parti - figli e genitori - come una cosa molto pericolosa, alla stessa stregua di una morte interiore.

L'alternativa può essere quella di rimanere ''bambini'' all'interno di un nucleo familiare che proteggendo, impedisce però di crescere. Anche nelle famiglie in cui vi sono figli che escono per sposarsi questa autonomia non sempre è stata raggiunta pienamente: i genitori possono vivere come un vero e proprio tradimento il fatto che il figlio li abbia lasciati per sposarsi.

La conseguenza di ciò non potrà che essere una sorta di competizione con la nuora o col genero il cui fine è dimostrare, anche a se stessi, che il proprio figlio o figlia non si è reso per niente autonomo, non ha formato una coppia adulta con un'altra persona ma continua ad essere quello che ha bisogno della mamma o del papà così come ne aveva bisogno da piccolo, tanti anni fa.

Da qui l'invadenza di certe suocere, il bisogno di entrare in tutto e per tutto all'interno della vita della coppia per controllare ciò che accade, per rinnovare il bisogno del figlio fedifrago, per continuare l'illusione che egli non sia cresciuto ma sia parte integrante della famiglia originaria.

D'altro lato lo stesso partner può rappresentare, a propria volta, un genitore o una famiglia sostitutiva nel tentativo di negare una separazione dal proprio padre o più spesso dalla madre; questo anche nel caso si fugga da una famiglia opprimente ed invadente: il rischio potrà essere quello di scegliersi una moglie o un marito molto simili a ciò che si era lasciato alle spalle.

La scelta fatta dall'altro coniuge potrà, di converso, essere dettata dal desiderio di fare da madre o da padre al partner impedendone così la crescita interiore ed impedendosela a propria volta al fine di continuare a portare avanti l'illusione che non è vero sia un rapporto tra adulti con delle responsabilità e dei limiti ma il cui scopo è di tenere legato l'altro in una rinnovata dipendenza.

Molto frequentemente si sceglie una persona, ci sì ''innamora'' sotto la spinta di bisogni che il partner è chiamato a soddisfare: nel momento dell'innamoramento si torna indietro, si ridiventa bambini, fragili ed esposti. L'altro può rappresentare il genitore o la famiglia ideale, quella mamma o quel papà che avremmo voluto sempre con noi, pronti a soddisfare tutti i nostri desideri, ad essere presenti ad ogni nostro richiamo.

Se questa idealizzazione risulta essere normale all'inizio di ogni rapporto, rischia, continuando, di porre la famiglia d'origine in competizione col partner e i motivi possono essere diversi: nel partner può cercarsi una conferma che nessuno è ''buono'' come la propria madre o padre o un desiderio mai realizzato che esista qualcuno che, invece, possa realmente essere migliore.

Ora come è stato detto, ogni relazione non rimane ferma al primo momento: la scelta di un marito o di una moglie può essere stata fatta inconsciamente su alcuni presupposti ma rimane la possibilità di un confronto con l'altro e di una crescita.

Ciò può portare ad accorgersi dei propri bisogni che prima ci si nascondeva per timore della sofferenza e a capire che, forse, non abbiamo più niente da dirci con l'altro.

In questo caso la separazione dal partner, pur se dolorosa, o proprio per questo, può rivelare nuovi aspetti di crescita e di sviluppo: una raggiunta autonomia che permetterà un'eventuale nuova scelta con maggiore serenità.

L'alternativa può davvero essere una fotografia, a questo punto sempre più sbiadita; la ripetizione con partner diversi dello stesso copione allo scopo di trovare, forse, quel genitore o quella famiglia ideale che possano colmare lo struggente senso di vuoto che ci attanaglia, salvo ritornare dai propri genitori avendo la conferma che nessuno è meglio di loro.

In questo senso possono essere lette le parole del cardinale: ''molte persone rischiano di giocarsi la salvezza dell'anima celebrando un secondo matrimonio ecclesiasticamente irregolare'', nel significato di una ripetizione fine a se stessa che può farci sentire più poveri dentro, non come dogma che impedisce un autentico rinnovamento che spesso solo una separazione può portare.