commento di Nicoletta Massone
fonte Il Manifesto

La notizia

Sono stati ritrovati i resti dell'aereo dello scrittore Antoine de Saint Exupery, scomparso quasi sessant'anni fa. Sono al largo di Marsiglia, vicino all'isola di Riou. Proprio ieri, infatti, il dipartimento francese delle ricerche archeologiche subacquee e sottomarine ha annunciato che i pezzi di apparecchio recuperato al largo di Marsiglia nell'autunno del 2003 sono effettivamente quelli dell'aereo di Saint-Exupéry. A permettere l'identificazione è stato il numero di fabbricazione dell'officina Lockeed, che corrisponde alla matricola militare 42-68223, attribuita al velivolo americano pilotato dall'autore del Piccolo Principe.

Il Manifesto, 7 aprile 2004

Il commento

Il 7 settembre del 1998, i marinai del peschereccio francese L'Horizon avevano ritrovato nelle loro reti un pezzo di braccialetto in maglia metallica e una piastrina argentea coperta di incrostazioni, sulla quale erano incise queste parole «Antoine de Saint-Exupéry (Consuelo), c/o Reynal and Hitchcok Inc, 386t Avenue, N.Y. City, Usa». Non c'erano dubbi che la piastrina fosse autentica: Consuelo si chiamava la moglie di Saint-Exupery, e l'indirizzo era quello dell'editore americano del piccolo principe.

La piastrina apparteneva proprio ad uno degli scrittori più amati del 900, un uomo che non avrebbe dovuto volare mai più e che, in una mattina estiva del 1944, era comunque riuscito a decollare dall'aeroporto corso di Borgo, per un volo di ricognizione sulla Francia occupata. Un volo senza ritorno, perché il Lightning P-38 si inabissò nel golfo di Marsiglia, in un punto rimasto ignoto per sessant'anni, e del quale solo ora conosciamo le coordinate.

Il pilota francese, dunque, ha trovato la morte nelle acque della Costa Azzurra in un oscuro giorno di guerra, il 31 giugno 1944. Le ipotesi sono molte: un guasto meccanico – ne aveva avuti tanti nella sua vita; una manovra più pericolosa delle altre, vista la sua passione per il rischio estremo e il numero impressionante di incidenti occorsi nella sua carriera; un combattimento, anche se quel giorno non sono stati segnalati scontri nel cielo di Marsiglia e le truppe tedesche non hanno rivendicato nessuna vittoria aerea …

«Le eliche non sono deformate e non ci sono buchi di proiettili. L'unica ipotesi che i resti permettono di fare è quella di una caduta in picchiata. Ma è solo un'ipotesi» comunica Patrick Grenjean, direttore del ministero della Cultura.

Una sparizione repentina e assoluta, una morte incredibilmente “letteraria”, l'unica possibile, forse, per colui che Marie Louise Von Franz, nel suo saggio L'eterno fanciullo, definisce il più perfetto esempio di puer aeternus: qualcuno che «non tocca mai del tutto la terra», la sfiora di tanto in tanto, lasciando dietro di sé rare e scarse tracce.

Una lunghissima malinconia e un libro, uno più degli altri, sono tutto quello che ci resta di lui. Il racconto di un piccolo principe che, dopo avere conosciuto mondi e mondi, aveva scelto di tornare al suo pianeta lontano, vinto dalla nostalgia per un prezioso, bellissimo fiore.

Difficile ritorno, visto che occorreva diventare più leggeri di una piuma, liberarsi di un corpo troppo compatto e pesante per affrontare il viaggio nella rarefazione dell’universo.

«Ma sarà come una scorza abbandonata e non sono tristi le vecchie scorze» dice l’ometto biondo al suo amico aviatore a mò di consolazione per quell’irrevocabile, tragico addio. «Sembrerò come morto, ma non sarà così».

Però la sua voce trema e i suoi occhi sono pallidi di paura guardando dentro se stessi, in un destino fattosi improvvisamente troppo vicino. Deve sedersi per fermare il tremore di fronte all’estremo sacrificio. Il sacrificio per un fiore orgoglioso e fragile con le sue sole quattro spine per affrontare il vento pungente della sera.

Forse anche Saint Exupery si è liberato di un corpo troppo terrestre e pesante che lo confinava ad una vita arida da deserto.

In fondo, nel suo libro ci parla proprio di un pianeta «poco più grande di una casa», circondato da adulti di cui non si può avere fiducia.

Uomini “grandi” che non hanno il coraggio di conoscere quello che li circonda e che, per sconfiggere paura ed impotenza, si chiudono in un mondo circolare dove creare l’illusione di un effettivo potere, di un’autorità condivisa. Ma, in realtà, gli adulti non hanno potere su nulla; prigionieri di una farsa tragica, cercano solo qualcuno che li ammiri per non cadere sopraffatti nel loro stesso vuoto.

Non possono e non sanno occuparsi delle cose davvero importanti, di ciò che accade al cuore, e soffocano l’angoscia di un tempo effimero con la ripetizione ossessiva di azioni che spengono il pensiero.

Non sono davvero quelli cui un bambino può chiedere aiuto per imparare a distinguere il bene dal male; è tanto tempo che di questo si sono disinteressati anche se proprio questo è il compito più importante per sopravvivere. Infatti, ogni giorno il piccolo principe deve riconoscere i semi buoni da quelli cattivi che germogliano sul suo pianeta. Sarebbe terribile distrarsi o, peggio, non sapere. Perché i semi cattivi crescono e diventano enormi, dei babobab immensi che, con le loro radici, fanno scoppiare il pianeta, la casa dove è possibile la vita.

Ci deve essere qualcuno che insegna ai bambini come trattare i sentimenti più pericolosi: la rabbia, l’angoscia, l’impotenza, la paura, la disperazione. Altrimenti, anche questi possono diventare giganteschi, montagne di pietra e di dolore che pesano sul cuore.

Senza sapere come fare, è difficile. Può succedere quello che è accaduto al piccolo principe con il suo fiore. Un fiore diverso dagli altri che, dopo molti giorni di attesa, è sbocciato in tutto il suo splendore. «Come sei bello!». È il commovente stupore della nascita degli affetti, miracolo che illumina le ore e dà senso ad ogni più piccola particella di materia.

Ogni spazio, da adesso in poi, sarà la terra che accoglie parole ed abbracci; ogni tempo, lo scorrere breve, lento od affannato posto prima e dopo ogni incontro. Una trasfigurazione. Quello che era indefinita successione, indistinguibile sovrapposizione di unità identiche, acquista una struttura morfologica nitida e profonda, diventa colore, musica, la straziante bellezza del creato.

«Ciò che abbellisce il deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo. La mia casa nasconde un tesoro nel fondo del suo cuore».

La mia casa può essere attraversata dalla sfolgorante dolcezza di un segreto palpitare e finalmente mi sentirò vivo della vita dei miei amori.

Ma come la vita nasce dal legame, così pure dal legame può arrivare distruzione e morte. Non sempre c’è corrispondenza di affetti, a volte il fiore era pretenzioso ed insoddisfatto. Il piccolo principe, «nonostante tutta la buona volontà del suo amore, aveva cominciato a dubitare di lui, aveva preso sul serio parole che lo avevano raggelato».

Il legame lascia cadere semi benefici e semi cattivi e quelli cattivi – baobab enormi di paura – convincono il piccolo principe ad andarsene con la certezza di non essere desiderato. Forse è proprio quello che è accaduto a Saint Exupery che dai suoi amori è sempre fuggito con strazio, preferendo volare alto su questo pianeta fattosi inospitale come un deserto.

«Consuelo, ho bisogno delle vostre lettere come del pane …vorrei dirvi solo che vi amo», scrive il pilota pochi giorni prima di morire, ma la sua compagna non era più accanto a lui ormai da molto tempo e certo non c’era durante il soggiorno americano, quando nasce la storia del piccolo bambino biondo. Una fiaba, si è detto proprio scritta per lei, per riconquistarla. Andarsene da tutto, stanchi di una solitudine aguzza che non si può riempire. Raggiungere il sogno lontano di un bene depositato in un altro mondo. Questo è «tutto secco, pieno di punte e tutto salato», colmo sino all’orlo di un vuoto che risuona di sé all’infinito, abitato da uomini che non hanno radici e che il vento spinge come sabbia in un insensato turbinio di tempesta.

«Da me avevo un fiore e parlava sempre per primo» e riempiva l’infinito orrore della solitudine con il sole della tenerezza. C’è stato qualcuno che mi consolava, forse prima del tempo, prima che ogni casa fosse. Ora il calore di quell’abbraccio non riesce più a raggiungermi. Il piccolo principe se ne va, solo un passo leggero per abbandonare un corpo fattosi opprimente, definitivamente invaso dalle radici enormi di un gelo mortale. Forse anche noi, spesso, possiamo lasciarci sedurre dal sogno segreto e freddo della disperazione. Magari dicendoci che, sì, e vero: gli altri giungono ad illuminare i giorni, ma sono troppo distratti e fragili per rimanere e farci rimanere. Ci lasciano partire impotenti, travolti dalle lacrime e senza ricordarsi il nostro nome.

Ci consegnano ad un immedicato addio, alla certezza di portare dentro solo distruzione e dolore. Sono troppo lontani ed intangibili per noi che, a volte, abbiamo un corpo così pesante di rabbia e solitudine. Potremmo, come gli adulti del piccolo principe, chiuderci in un mondo artificiale, confezionare in laboratorio la sembianza dell’incontro e della conoscenza senza essere, di fatto, da nessuna parte, con occhi che non guardano mai chi è di fronte, sempre concentrati come sono ad ascoltare parole che rendono infelici, che recitano all’infinito l’irrevocabile impossibilità di essere amati.

Potremmo, come Saint Exupery, desiderare veder solo da lontano questo strano mondo pericoloso che può ferire a morte; potremmo farci vincere dallo sgomento e decidere di raggiungere almeno con proiettili infuocati il cuore di uomini che non si lasciano addomesticare.

Un lungo, notturno volo senza fine, popolato di bombe e di accecanti esplosioni di morte.

Come quelle di cui, in queste ore, ci danno notizia i giornali di tutto il mondo, addolorato segno di una comunicazione devastatrice che, a volte, sembra prevalere con arroganza sulle altre, soffocandone i significati e la speranza.