commento di Natalia Magnoni Oliva
fonte La Repubblica

La notizia

Culle vuote, piano del governo meno tasse per chi fa figli... un allarme quello che il Presidente della Repubblica lancia sulla denatalità... è urgente una politica mirata alla famiglia, che favorisca la costituzione di nuove famiglie che consenta alla donna di lavorare con impegno senza rinunciare alla maternità [...]
La Repubblica, venerdì 3 maggio 2002

Il commento

Quale futuro per L'Italia senza figli?
L'accorato allarme espresso dal Presidente Ciampi riguardo alle "culle vuote", esprime una mancanza a cui bisogna certamente porre rimedio con nuove leggi che agevolino le famiglie e nuovi sussidi….tutti interventi rispettabilissimi e di buon auspicio.
Ma è possibile che nessuno si domandi se, al di là delle sacrosante difficoltà sociali, materiali e fisiche ad avere figli, non ci sia anche un capovolgimento epocale su come la donna si viva, quale crisi profonda possa attraversare l'immagianrio femminile rispetto alla maternità?

Quale è la spinta profonda verso il desiderio riproduttivo? Perché una donna desidera avere un figlio già da piccola ancora prima del' incontro con il futuro partner?
Sarebbe troppo semplicistico pensare ad un adeguamento della donna ad un ruolo sociale predeterminato o ad un desiderio imitativo della propria madre, maturato già dalla prima infanzia e volto verso la propensione ad essere adulta.

Il domandarsi intorno alla maternità e alle sue dinamiche consce e inconsce resta ad oggi qualcosa di profondamente negato e poco dicibile.

La causa profonda della caduta della fertilità nell'uomo e nella donna forse è più ascrivibile ai disagi ed ai problemi psico-affettivi all'interno della coppia.
Con la commercializzazione della pillola negli anni Sessanta, la donna si è liberata del concetto di corpo come strumento riproduttivo ed ha cominciato ad assaporare l'idea inusuale di libertà e di responsabilità di scelta.

Diverso è sentirsi portatrici di un disegno divino ed accogliere con umiltà tutti i figli che il buon Dio voglia mandare, oppure farsi carico di una scelta consapevole di maternità.
Scelta ancora più enfatizzata quando, alla fine degli anni Settanta, compare la fecondazione artificiale.
Ora le donne possono volere o non volere un figlio: sembra tutto semplice e meraviglioso, siamo nell'era della tecnologia, il referendum per l'aborto ottiene una strepitosa maggioranza...

Ma le donne sono rimaste sole ad affrontare la misconosciuta trasformazione epocale del loro ruolo. A livello sociale molto si è fatto: la donna è uscita dal suo guscio di silenzio rassegnato, ha occupato ruoli sociali importanti, spesso si è accostata all'uomo in un proficuo rapporto collaborativo a più livelli. Poi, però, quando la sera ha terminato di ricoprire questi ruoli di successo, si ritrova a percorrere in discreta solitudine le ombre dei suoi perché e non sa più se quella spinta vitale che sente in sé è ancora un desiderio a procreare.
Ecco che le si apre il baratro delle contraddizioni e delle scelte faticose.
Il fenomeno della denatalità lamentato dal Presidente Ciampi, è complesso e comporta importanti ripercussioni sociali ed economiche.
Anche sulle pagine di "Le Monde" il demografo francese Henri Mendras sostiene che il nostro paese è minacciato dal suicidio: per gli amici dell'Italia e per il mondo intero sarà una perdita irreparabile e catastrofica e gli italiani sottovalutano il pericolo che li minaccia.

Poichè le donne fanno pochi figli e ne faranno sempre meno, il numero di donne in età feconda comincerà a calare rapidamente.
La data di passaggio è il 2007: da quell'anno, in Italia i morti cominceranno a superare in modo sempre più cospicuo la somma dei nati.
Vi è l'idea che, grazie all'immigrazione, potremo contrastare la prospettiva di un invecchiamento generalizzato. Questa visione è semplicistica.

La vecchiaia è uscita dalla dimensione intimistica per diventare materia di pubblica riflessione. Questo perché l'aumento della speranza di vita, minaccia una catastrofe sociale dai devastanti effetti previdenziali, sanitari e assistenziali.
Il paradosso: da un lato infatti i progressi della medicina e delle condizioni sociali di vita hanno allungato la vecchiaia e accresciuto il numero dei vecchi, dall'altro il progresso tecnico che caratterizza la nostra cultura ha ridotto l'anziano a considerarsi un incompetente, non più all'altezza dei tempi e quindi inutile.

"Sono condannato a essere libero" diceva Jean Paul Sartre nei giorni della sua vecchiaia, e non alludeva alla libertà, prerogativa essenziale dell'uomo, ma alla disponibilità infinita di tempo che la nostra società "regala" ai vecchi.

La maternità è divenuta un luogo di conflitti indicibili, paragonabile a quello che è stata la sessualità nella seconda metà dell'Ottocento.
La sterilità crescente, le difficoltà ad accogliere il desiderio di procreazione, il ricorso disperato alle biotecnologie, gli aborti volontari ripetuti, i parti indotti sono spesso effetti di un malessere profondo dell'identità femminile.
Per secoli mettere al mondo i figli era un atto regolato inderogabilmente dalle leggi della natura. Oggi, di fronte alla contraccezione, alle biotecnologie a alle scoperte della medicina, la nostra cultura contemporanea non ha ancora elaborato un'etica condivisa.
Anche perché in questo delirio di controllo onnipotente - ora si clonano anche gli esseri umani- si è perso il contatto con la profonda natura della gestazione e se ne ha solo un surrogato che non tiene conto dei molteplici piani implicati, della sua complessità, insomma.
La fertilità naturale si contrappone a quella artificiale in cui la donna è vista più come oggetto che come forza creativa.

Troppo spesso il desiderio di maternità è in contrapposizione al desiderio di affermazione sociale, in una società in cui il ruolo di madre si è impoverito delle istanze più profonde.
Non esiste un ordine armonico prestabilito della maternità.
Una sana assunzione del ruolo femminile inizia già dall'infanzia, ed, in questo senso, molteplici fattori sociali e personali sono oggi responsabili della svalutazione della maternità.

La maternità è un lungo processo che precede l'avvenimento specifico del parto.
Basta osservare il gioco dei bambini quando, ad esempio, fingono di fare la mamma o il papà, quando picchiano, rompono o riparano le bambole, oppure quando le curano, o le coccolano, per capire la ricca elaborazione interna che ognuno di loro fa del proprio rapporto con i genitori.
La paura del parto non è solo legata al dolore fisico o alla morte, ma può anche essere collegata al terrore di separarsi dalla propria creatura, con la quale solo la gravidanza consente un'unione intima, e perfetta

Ogni gravidanza è, per la donna, fonte di fantasie e desideri differenti, così come la madre ha un vissuto interno differente per ciascun figlio. Ciò che conta, nell'unicità di ogni maternità, sono le vicende che si svolgono a livello inconsapevole.

Tutte le fantasie di una donna su se stessa come madre o sul bambino che nascerà, hanno un'enorme importanza sia per lo svolgersi della gravidanza, sia per lo sviluppo futuro della relazione madre - bambino.

La donna incinta, identificandosi con il feto, riattiva il proprio rapporto arcaico con la madre, il dramma della fusione, della separazione, della vita, della morte e della sopravvivenza che continua a svolgersi dentro di lei.

Ormai, purtroppo, dovrebbe essere chiaro - e si evince anche dagli ultimi fatti di cronaca nera - che il rapporto mamma - bambino non è una ovvietà paradisiaca ma un intricato complesso di forti emozioni spesso contrastanti che va accolto e riconosciuto.
Complesse interazioni ed identificazioni che avvengono nel rapporto fusionale gestante-feto sono molto diverse a seconda della situazione infantile che ha avuto la bambina, ora futura madre. Se il rapporto avuto con la madre è turbato, questo certamente giocherà un ruolo nel modo in cui viene vissuta l'attuale maternità.
Se il rapporto e il confronto con la madre è stato molto conflittuale e ambivalente, se è stato caratterizzato da un'accentuata competitività, può accadere che tutto ciò si ritorca contro la futura madre.

Si può bloccare ad esempio la sua capacità di identificarsi con una donna adulta, costringendola a restare nell'eterno ruolo di bambina bisognosa alla ricerca di un risarcimento psicologico.

Un desiderio di maternità maturo è quello di pensare a una nuova vita come separata da sé e come sede di una nuova creatività affettiva.

La profondità naturale del corpo femminile è andata perduta in superficiali illusioni di scoperte scientifiche, e così facendo in qualche modo è stata violata la sacralità naturale del fine riproduttivo.
.Solo all'interno di un ritrovato contatto con la natura e con la sua disarmante semplicità, può dischiudersi il potenziale femminile, un campo di energie che si esprime nella fecondità.
È pericoloso perdere il contatto con l'aspetto più arcaico e istintuale della ricettività femminile.
L'energia naturale della donna entra in relazione col mondo moderno, dominato da status simbol e da false aspettative, e perde fra i meandri della tecnica la sua forza riproduttiva.

L'incontro con le energie profonde è un processo personale e intimamente soggettivo che passa attraverso lo stupore delle cose semplici. In questo senso la maternità si presenta come un buco nero non pensato che lascia invece spazio alla tecnologia moderna portatrice di illusioni di controllo riproduttivo. Infatti ormai le tecnologie giungono quasi a riprodurre l'intero ciclo riproduttivo, ma questo progresso, paradossalmente lascia "le culle vuote".

Difficile essere madri in un mondo in perenne accelerazione!
Per riempire " la culla vuota", ci vuole tempo, nel senso più significativo del termine: avere, cioè, la consapevolezza di possedere un tempo interiore che ci permetta di scoprire quanto sia commovente sapere attendere. Capaci di affiancare i nostri figli nel loro crescere senza pressarli con la fretta della massima efficienza.

Questo è un tempo che la donna, vittima inconsapevole della sua stessa affermazione sociale, non trova più dentro di sé e va aiutata a riscoprire, perché il desiderio potenziale di maternità, possa esprimersi nella pienezza della sua forza creativa.