Mercoledì 25 Maggio 2016

da Nessuno sa di noi

Io sento la necessità di questa rabbia: è tutto ciò che mi rimane del mio passato.

Mi affido alle parole per recintare l'assurdo, domarlo, renderlo più familiare.

Volevo la guerra. Si può cominciare anche così.
Con il coltello affilato tra i denti e la voglia di farselo strappare via, per ritrovarci al suo posto due labbra socchiuse.

Siamo tutti costantemente alla ricerca di una cura.
Una cura che ci stravolga, che ci cancelli persino, purchè ci salvi. Che ci faccia tornare indietro o che ci spinga in avanti.
Anche dopo aver sconfitto l'incurabile, torniamo tutti, prima o poi, alla ricerca di una cura.

Simona Sparaco

 

Mercoledì 18 Maggio 2016

da Il nostro amore è come Bisanzio

Come una spina vivo in questo mondo
vivo e muoio:
qualcuno che sanguina per colpa mia, qualcuno piange
per colpa mia
uno arriva, un altro trasloca
a uno viene sfondato l'uscio,
a un altro il cranio:
tutto ciò che sono in grado di dare al mondo  sono le parole senza senso
cui sono scaduto, balbettante e rauco.

In realtà riempio il mondo di parole senza senso.
Sono in realtà come il fiume che si prosciuga
e riempie il suo letto di rifiuti e plastica.
In realtà  mi riempio avido di ogni cosa
e torno a svuotarmi.
Vivo in realtà in questo mondo.

In tal modo io e il mondo ci somigliamo.
Siamo entrambi insolenti.

Ma io non cambio il mondo ed esso mi cambia
ogni istante.
Io non amo il mondo ed esso non  mi ama.
Ma a non amare, il mondo è più bravo
di me.

Quando morirò, diventerò una parte del mondo
ma fino ad allora mi opporrò:
come una spina vivo in questo mondo
che sanguina e piange senza sosta.
Per l'ombra della rosa sul muro inondato di sole
darei volentieri la mia vita, e chissà mai al mondo
se non è proprio ciò che faccio.

Heinrik Nordbrandt

 

Mercoledì 11 Maggio 2016

da Spaziani Sanno il volto profondo del rancore

Sanno il volto profondo del rancore gli uomini che vivono da frutto e mai furono fiore?

Maria Luisa

Mercoledì 4 Maggio 2016

da Oh Serafina!

Indispettita e impotente, la signora Palmira finì per ritirarsi nella sua abitazione, dove volle star sola, rifiutando anche la compagnia del ragionier Cusetti.
Si mise a guardare dalla finestra, guardava il carro e tutta quella festosa accolta di uccelli, e dopo un poco cominciò a piangere.
Piangeva di rabbia, si capisce, e d'invidia, sicuramente, ma, chissamai, forse piangeva pure amaro, perché non c'è durezza di cuore che possa rendere l'uomo completamente immune da rimpianto e malinconia.

Giuseppe Berto