Ivano Calaon - Psicoterapeuta, socio CSTCS

La speculazione sul tempo in “Momo” di Michel Ende

La bolla speculativa esplosa nel 2008 è stato un evento con impatti catastrofici sull’economia e la vita di molte persone ed è stata ben raccontata nei film “The Wolf of Wall Street” (USA, 2013) oppure “La grande scommessa (USA, 2015). 


cinema 1Queste due storie mostrano in maniera efficace il modo in cui l’economia finanziaria ha preso il sopravvento sull’economia reale, con effetti ben noti e visibili in termini di disoccupazione, tagli allo stato sociale, povertà e riduzione del benessere. La speculazione è qualcosa di associato in genere al denaro e ai prodotti finanziari ma può anche riguardare il tempo.

Tutto comincia la prima volta che ne riceviamo un orologio da polso in regalo per il nostro compleanno:

cinema 2“Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d’aria. Non ti danno soltanto l’orologio, tanti, tanti auguri, e speriamo che duri perché è di buona marca, svizzero con àncora di rubini: non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e andrà a spasso con te. Ti regalano – non lo sanno, il terribile è che non lo sanno - , ti regalano un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo ma che non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghino simile a un braccetto disperatamente aggrappato al tuo polso. Ti regalano la necessità di continuare a caricarlo tutti i giorni, l’obbligo di caricarlo se vuoi che continui a essere un orologio; ti regalano l’ossessione di controllare l’ora esatta nelle vetrine dei gioiellieri, alla radio, al telefono. Ti regalano la paura di perderlo, di romperlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei tu il regalo per il compleanno dell’orologio. 1”
Questo brano di Cortazar fa riferimento a un mondo in cui ancora si caricavano a mano gli orologi ma l’esplosione di orologi dovuti alle nuove tecnologie (smartphone, pc, tablet, display delle automobili, monitor in qualsiasi luogo pubblico, ecc.) rende ancora più incisive queste righe. Tutte le volte che pianifichiamo l’uso del tempo attraverso un orologio, un calendario, un’applicazione in qualche modo veniamo usati, regalati alla cultura e alla filosofia che stanno dietro a quell’apparentemente innocuo oggetto o software. Gli orologi implicano una visione del tempo come oggettivo, esterno, misurabile, una visione opposta a quella che lo considera soggettivo, interno, qualitativo.
Nella fiaba “Momo” di Michel Ende questo conflitto viene rappresentato attraverso la contrapposizione tra Momo, la bambina protagonista della fiaba, e i Signori Grigi, suoi antagonisti.

cinema 3I Signori Grigi sono impeccabili uomini di affari che lavorano per la “Cassa di Risparmio del Tempo". Indossano eleganti completi antracite e si nutrono, come vampiri, del tempo delle persone. Il tempo rubato agli uomini viene trasformato in sigari che hanno perennemente in bocca: se un uomo grigio perde il suo sigaro svanisce nell'aria. Il loro obiettivo è convincere le persone a “risparmiare tempo”, cercando il massimo dell’efficienza in tutto ciò che fanno, a scapito delle relazioni e del tempo libero. In una scena uno degli uomini grigi fa una stordente “dimostrazione” del tempo che il barbiere della città starebbe sprecando. Usando una retorica altisonante scarabocchia sullo specchio del salone una serie di calcoli la cui conclusione è: “Lei è praticamente morto!”.

cinema 4Momo, al contrario, è una bambina fuggita da un orfanotrofio che ha una dote straordinaria (e che richiede tempo): sa ascoltare. Vive in un antico anfiteatro romano ed è talmente brava in questa attività che nella città senza nome in cui abita è normale dire “Ma va da Momo che ti passa!”. Momo, nel suo stare ferma ad ascoltare, nel suo essere inefficiente e una perdigiorno, si trova presto al centro della vita di una vivace comunità, fa passare le malinconie, ricompone conflitti, valorizza le capacità, anche quelle più bizzarre. Questo scombussola i piani degli uomini grigi che la percepiscono immediatamente come una minaccia e iniziano a darle la caccia per renderla inoffensiva. Un uomo grigio la scova e cerca di sedurla con il dono di bambole che, per poterci giocare, richiedono di comprare vestiti, accessori e poi altre bambole con altre vestiti e accessori, in un’inflazione consumistica senza fine. Nell’uno a uno però Momo è imbattibile e stronca l’affabulazione dell’uomo grigio facendo due domande semplici e tremende: “Ma c’è qualcuno che ti ama? E tu, ami qualcuno?”. Domande che rimangono senza risposta, portano il personaggio a svelare il proprio bluff e darsi precipitosamente alla fuga.
La strategia di marketing della Cassa di Risparmio del Tempo gioca su una paura fondamentale, quella della morte, sull’illusione che tutti segretamente coltiviamo di essere immortali. Come tutte le perversioni, è basata sulla negazione della morte e, per questo, mortifera. Un po’ come il predicatore di “Non ci resta che piangere” gli uomini grigi vanno in giro gridando “Ricordati che devi morire”, ma a differenza del protagonista Mario che, con scaramantica ironia, risponde “Mo’ me lo segno”, i concittadini di Momo si lasciano illudere che ci sia una possibilità di fregare la morte attraverso il duro lavoro, l’attivismo, l’invenzione di cose da fare. Qualsiasi cosa, pur di evitare l’unico impegno davvero improrogabile: donare senso al tempo limitato che abbiamo a disposizione.
L’uomo grigio affamato di tempo, che muore se non può rubarne agli altri, è un’immagine efficace per descrivere la psicologia di chi non è capace di dare un significato simbolico al tempo ma lo vive come se fosse una dimensione concreta, un volume, una quantità, un oggetto da accumulare a discapito degli altri percepiti come “ladri di tempo”. Ripetono in continuazione “Il tempo è denaro” e “Chi ha tempo non aspetti tempo”, una bulimia che divora e vomita le relazioni, le manda in cenere, le trasforma in fumo. Il tempo non viene distinto in momenti felici o tristi, in periodi sereni o faticosi, lenti o rapidi. E’ un inesorabile cadere di grigi granelli di cenere dentro la clessidra dei giorni. L’unico modo per sopravvivere all’angoscia del tempo che passa è cercare altri granelli di cenere con cui rimpiazzare quelli che ormai sono scivolati via. Conta solo la quantità non la qualità. Ed ecco le giornate lavorative senza fine, gli straordinari che diventano ordinari, la connessione telematica costante, il workaholism 2. E infine la rottura dei legami.
Verrebbe facile pensare che gli uomini grigi nella realtà si trovano dalle parti di Bruxelles e Francoforte, oppure a Wall Street: ormai da anni siamo abituati a pensare, e non senza torto, che i “cattivi” siano le banche e le loro strategie finanziarie. Tuttavia il luogo di residenza principale di Momo e dei suoi antagonisti è prima di tutto la nostra interiorità. La contrapposizione tra questi personaggi può anche essere vista come la scissione che viviamo nell’arco della stessa giornata tra i momenti in cui viviamo come se il tempo fosse un mucchio di monete da spendere con cura (il lavoro, la scuola, le faccende domestiche e burocratiche, ecc.) e quelli in cui lo viviamo come spazio relazionale, come momento di incontro gratuito con altri.
Non si deve infatti dimenticare che Momo resta pur sempre una bambina, un orfana bisognosa delle “grigie” capacità organizzativa e di gestione del tempo di un adulto, un adulto capace di saper distinguere tra prima e dopo, tra ciò che conta davvero e cosa no, tra frenesia e lavoro efficace, tra maniacalità ed entusiasmo. Al tempo stesso gli uomini grigi sono orfani della creatività, delle leggerezza e della capacità di amare di Momo, della possibilità di essere “qualcuno” al di là del ruolo che ricoprono, al di là dell’appartenenza a un’organizzazione formale. Si tratta in entrambi i casi di identità unilaterali, parziali che solo nell’integrazione con il loro opposto possono trovare un completamento.
In questo senso anche un adulto “ingrigito”, forse persino un funzionario della Banca Centrale Europea, può trasformarsi e colorarsi, se riesce ad adottare la propria Momo, quelle parti di sé orfane e abbandonate in un epoca remota come un anfiteatro romano (o greco), e diventare così capace di ascolto, di gioco libero e creativo, di cura delle relazioni.

E soprattutto capace di dire quali sono le persone che ama e da cui è amata davvero.
(Immagini tratte dal lungometraggio “Momo alla conquista del tempo” – Italia, 2001, regia di Enzo D’Alò)

cinema 5

1. Julio Cortazar, STORIE DI CRONOPIOS E DI FAMAS – ISTRUZIONI PER L’USO. PREAMBOLO ALLE ISTRUZIONI PER CARICARE L’OROLOGIO – I Racconti – Einaudi, 1994

2. Dipendenza patologica dal lavoro, in cui una persona ha con il proprio lavoro un rapporto simile a quello che un alcoolizzato o un cocainomane ha con le sostanze di cui abusa.