Film: sogno del regista, sogno dello spettatore

Dice Simona Argentieri nel terzo numero della rivista di Psicoanalisi del 1980, citando Piero Bellanova: “La data di nascita della psicoanalisi coincide con la data di nascita del cinema, e ciò non può essere un fatto soltanto casuale… E’ lecito pensare “che certi dinamismi psichici e socio-culturali facciano maturare contemporaneamente scoperte che, anche se non hanno apparentemente nulla in comune, possono esprimere esperienze e linguaggi quanto meno analoghi”. Tanto più che se è vero che ogni forma d'arte ha sempre inconsapevolmente utilizzato il processo primario (è noto che Freud amava dire di riconoscere non negli scienziati, ma negli artisti i suoi autentici precursori) tuttavia nessuna arte come il cinema può esprimersi così direttamente con la libertà delle immagini e delle associazioni e con l'assenza dei limiti di spazio e di tempo che sono i meccanismi stessi del sogno e dei livelli inconsci.”

Nei sogni non sentiamo nulla, ma vediamo”, dice Freud nel 1897. L’immagine precede il pensiero:

"Il contenuto rappresentativo non viene pensato, bensì trasformato in immagine sensoriale" (Freud, 1899).

Come il sogno anche il cinema può essere considerato insieme funzione difensiva e operazione creativa. Per certi versi possiamo quindi considerare il cinema come un enorme serbatoio di immagini e di documenti onirici: sogno dello sceneggiatore, del regista, della troupe, dello spettatore.